venerdì, Maggio 24, 2024
HomeLA STORIAUna regata alla scoperta del Maestro Giacomo Puccini

Una regata alla scoperta del Maestro Giacomo Puccini

Il weekend 27-28 aprile si e’svolta a Torre del Lago la veleggiata “Le Vele Classiche di Puccini”, organizzata dal Circolo Velico Torre del Lago Puccini. Si e’trattato del primo raduno di vele d’epoca sulle note del maestro Puccini, nel centenario della morte. La Classe FJ e’stata rappresentata a questo evento da due esemplari storici in perfetta efficienza: Perseo (ITA 2713, un Galetti del 1972) di Georges Lupakis ma in precedenza posseduto da Carlo Maremmani, prima foto sotto, e Obelix (ITA 3366, un Galetti del 1975) di mia proprietà, seconda foto sotto, con anche un primo piano dell’equipaggio a terra.

Con questo racconto desidero condividere con tutti voi l’emozione di questa manifestazione, vissuta tra sport e cultura e dedicata al centenario del Maestro. Da una parte la veleggiata, toccando i punti cari al Maestro: Villa Ginori, la Casina degli Amori e Massaciuccoli, con partenza ed arrivo davanti la casa museo di Puccini a Torre del Lago. Dall’altra la conferenza del professore Emiliano Sarti che ci ha fatto scoprire i luoghi suggestivi amati da Puccini, svelando i segreti dietro le ispirazioni del Maestro, oltre alcuni aneddoti della sua vita privata.

La storia e i luoghi storici.

Al mattino la visita guidata alla casa del Maestro ricca di storia e sacralità. Ma prima di scendere in acqua l’emozione più grande ci è stata regalata dalla violinista russa Martselina Davitaya con un concerto unico tra le barche in esposizione, interpretando le arie senza tempo del Maestro, la Bohème, Tosca, Madama Butterfly, Nessun dorma, Turandot. Un teatro all’aperto dove il lago diventa il palcoscenico naturale, con le sue vele classiche. L’intensità emotiva cresceva in ognuno di noi ed ha colto di sorpresa anche la violinista che ci ha trasmesso tutto il calore, l’impeto, la passione, il sentimento sulle note del Maestro.
È stato un viaggio emozionale alla scoperta della storia del lago e della vita di Puccini in questa cornice unica, teatro di un legame tra le barche e le arie più famose di Puccini nel luogo a lui più caro e che descrisse cosi’: “Torre del Lago, Gaudio supremo, paradiso, eden empireo, turris eburnea, vas spirituale, reggia… abitanti 120, 12 case…”

Il breve viaggio tra le vele classiche, come primo raduno di vele d’epoca, sulle note di Puccini, è stato integrato tra gli eventi delle celebrazioni per il centenario della sua scomparsa. Nella giornata inaugurale ho potuto partecipare alla conferenza del Professore Emiliano Sarti, autore del libro ” I luoghi amati da Puccini “. Il professore è originario di Lucca, laureato a Pisa, ha insegnato italiano, latino e greco nei licei. Da giovane ha studiato pianoforte, ascoltava musica sinfonica ma non si era mai accostato alla lirica. All’inizio degli anni ’70 però lo sceneggiato televisivo sulla vita di Puccini suscitò in lui un vivo interesse soprattutto per l’uomo Puccini, il personaggio e l’artista. Difatti nello stesso anno ebbe il primo incontro con l’opera La Bohème, proprio a Torre del Lago e ne restò affascinato.
Il professore ci ha guidato dentro l’ambiente Pucciniano.

Fino al 1900 il Lago di Massaciuccoli era di proprietà del Marchese Carlo Benedetto Ginori. Fu grazie a lui che il Maestro ebbe il permesso per costruire la casa dove sorgeva la Torre da cui prende il nome Torre del Lago. Qui nasceranno molte delle sue opere: Manon Lescaut (1893), La Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1904), La Fanciulla del West (1910), La Rondine (1917), Il Trittico (1918). Ebbe in dono anche un capanno da caccia, cosa assai gradita, perché il Maestro era amante sia della natura che della caccia che fu autorizzata gratuitamente dal Marchese. In segno di ringraziamento il 18 dicembre del 1895 dedicò al Marchese la prima edizione dello spartito della Bohème, inoltre per il varo del (steamboat) yacht Urania del 1896, compose la lirica “Avanti Urania “, dedicata alla moglie del Marchese, Anna. Anche il Maestro amava le imbarcazioni: tra queste spicca nella casa la foto della imbarcazione Chō Chō San costruita dal cantiere Baglietto di Varazze nel 1912 lungo 13 metri con un motore di 100 HP che sviluppava una velocità di 16 nodi. Tra le sue passioni le auto, ne ebbe tredici; tra queste l’Isotta Fraschini nel 1909, chiamata anche l’auto del Re dato che pochi potevano permettersi il suo acquisto.

L’ingresso di casa Puccini, una volta, si affacciava direttamente al lago, ancora non esisteva la strada con la piazzetta e l’imbarcadero gli permetteva di salire sul barchino per andare al capanno di caccia. Spesso il maestro utilizzava il motoscafo Ricochet, acquistato nel 1895 dai Cantieri Picchiotti di Viareggio, per arrivare fino alla Piaggetta dove sorgeva la Villa neo-gotica del Marchese. L’immobile della Piaggetta venne acquistato dal Marchese Carlo Benedetto Ginori-Lisci nel 1887 per trasformarlo nella villa che ancora oggi si può visitare ed ammirare sempre intatta con lo splendido giardino di palme che si affaccia sul lago.La Piaggetta era stata per secoli uno dei punti di scarico interni della Repubblica. C’era un porto anche a Massarosa, come a Massaciuccoli. La merce scaricata dalle navi a Viareggio non poteva raggiungere Lucca via strada, così venivano utilizzati i barchini che attraverso i canali raggiungevano Massarosa e Massaciuccoli, per poi proseguire con carretti e muli.

Qui potete vedere uno spettacolare video di Villa Ginori ripresa da un drone.

Prima di vivere a Torre del Lago, il Maestro possedeva una abitazione a Chiatri, sopra il monte Quiesa, dove arrivava a dorso di un mulo, in seguito acquistò una casa all’Abetone, in località Bosco Lungo, dove trascorreva in agosto alcuni giorni di quiete immerso nella natura. Puccini fu molto legato alla figlia del marchese Bianca Maria, che amava la musica e suonava il pianoforte. Amante della caccia, Puccini acquistò anche la cinquecentesca Torre della Tagliata vicino ad Orbetello, dove amava ritirarsi per cacciare e comporre le sue opere. Così scriveva ai suoi amici e compagni di caccia : “Orbetello è la sosta finale e di li al paese ci sono sette chilometri di strade infernali, ma quando sarete là o il suicidio o l’esaltazione, non c’è via di mezzo”.

A Torre del Lago il Maestro ha vissuto dal 1900 al 1921 prima di trasferirsi a Viareggio in una abitazione del quartiere Marco Polo. Ciò avvenne a causa della apertura della torbiera. Il lago venne venduto alla Compagnia delle Torbiere. La torba pescata dal lago veniva gassificata per produrre energia elettrica, ma il continuo rumore e i fumi delle ciminiere infastidivano Puccini che non riusciva più a vivere la pace del lago che ispirava le sue musiche. Il Maestro era molto legato al suo mondo di cacciatore a Torre del Lago e si agitò molto per il timore che gli venisse tolto il permesso di caccia dalla nuova proprietà. Dove si trova il circolo velico, infatti, la strada si chiama via delle torbiere, ed i locali sono proprio quelli che venivano utilizzati per la produzione di energia. Ancora si possono vedere i resti delle ciminiere.

Giacomo Puccini nasce a Lucca il 22 dicembre del 1858 da una famiglia di musicisti da cinque generazioni. Dopo la precoce morte del padre studia al conservatorio di Lucca e in seguito, grazie ad una borsa di studio della Regina Margherita di Savoia, si trasferisce a Milano dove frequenta il conservatorio “G. Verdi”. Dall’unione con Elvira Bonturi, nasce l’unico figlio del Maestro, Antonio. La famiglia Puccini si trasferisce per l’estate a Torre del Lago, luogo ideale per la caccia e per l’ispirazione musicale. Puccini ne fece il suo rifugio. La casa torre, una volta acquistata, la fece ristrutturare trasformandola nell’attuale abitazione a due piani dal tipico aspetto liberty delle ville borghesi di fine Ottocento, con il lago che lambiva il vialetto intorno alla cancellata del giardino. Puccini trascorre gran parte del suo tempo nella casa di Torre del Lago, modificandone gli arredi e le decorazioni, opera degli amici pittori.

La casa fu poi trasformata in un Museo nel 1925 dal figlio Antonio e ne conserva intatto l’aspetto originale. Nella sala omnibus si trovano il pianoforte Förster, i ritratti del Maestro in varie epoche della sua vita, la maschera funebre e il paravento, prezioso dono dell’Imperatore Giapponese. Puccini morì il 29 novembre del 1924 a Bruxelles lasciando incompiuta Turandot che sarà rappresentata postuma. Il ricovero a Bruxelles al Radium Institute, dopo la biopsia faringea e il terribile intervento, non lasciò speranze. Pochi giorni prima di questo viaggio aveva incontrato Arturo Toscanini che avrebbe dovuto dirigere la prima della Turandot e con Puccini aveva discusso i piani per la prima dell’opera, i ruoli, i bozzetti, la messa in scena ma soprattutto quello che a Puccini premeva di più, per le difficoltà che stava incontrando, era il finale dell’opera. Franco Alfano, uno dei suoi allievi, completò l’opera. Del duetto finale il Maestro aveva lasciato una bozza scritta nel dicembre precedente.

Fosca Crespi Puccini ricorda la Prima rappresentazione della Turandot al Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926: “Il momento più tremendo della commozione fu quando Arturo Toscanini si voltò al pubblico quando arrivò la morte di Liù e disse: qui finisce l’opera che è rimasta incompiuta perché a questo punto il Maestro è morto. Calò un silenzio sepolcrale, sia in sala che nell’animo di tutte le persone che assistevano, ma chi soffriva di più, la nostra povera mamma Elvira e noi ragazzi che eravamo stati cresciuti alla scuola del nostro papà”.

Il 29 novembre del 1926 la salma di Giacomo Puccini venne traslata nella cappella ricavata da un salottino della casa che fu adattato dall’ingegner Vincenzo Pilotti e decorata con le allegorie della musica da Adolfo De Carolis, principe del Liberty, amico di Pascoli e D’Annunzio. Il corteo si diresse verso il lago, sfilando fra due ali di folla, sotto una pioggia sottile, facendo brevi soste lungo il percorso per ricevere il commosso e caloroso saluto della popolazione di Torre del Lago. Lorenzo Vaiani scrisse: “Stamani, estatici, stupiti, con un silenzio di grandi occhi aperti, gli uomini nudi della boscaglia, i cacciatori del luogo, i barcaioli e le loro donne luttate seguivano il feretro. L’avevano visto tante volte, il Maestro, loquace e arguto al volante della sua macchina o al timone della barca, che si erano fatti quasi l’illusione che Egli sfuggisse alle leggi che regolano e governano la materia.” Giunto alla villa, il feretro ricevette gli onori militari da un plotone di carabinieri in alta uniforme. Seguirono gli interventi degli oratori, l’ingegner Fausto Franchini, delegato di Torre del Lago, poi il sindaco di Viareggio. Il Maestro Pietro Mascagni in rappresentanza del Ministro della Pubblica Istruzione, nel suo discorso raccolse alcuni ricordi personali: “Io torno qui, dove fui in passato per sentire la Bohème che egli volle farmi conoscere quando ancora non era apparsa sulla scena, e la suonò e la cantò per me, e in questo mio ritorno si rinnova il dolore che ebbi due anni addietro quando mi colse all’estero la notizia della sua morte. Giacomo, il tuo nome vivrà immortale perché l’arte tua è immortale”.

Oggi riposa assieme ai suoi famigliari: la moglie Elvira, il figlio Antonio, la nuora Rita e la nipote Simonetta la quale dette vita alla fondazione che ancora oggi porta il suo nome. L’unico figlio di Puccini, Antonio, non ebbe figli dalla moglie, ma ebbe una figlia, Simonetta, nata fuori dal matrimonio. Simonetta dopo una lunga battaglia giudiziaria è stata riconosciuta come legittima erede di un terzo della eredità del Maestro e con lei scompare l’ultima discendente diretta di Giacomo Puccini. Grazie a lei nel 2012 sono stati realizzati importanti restauri alla villa che è stata riportata all’antico colore. Durante i lavori di restauro è emerso un bellissimo ciclo di decorazioni a tempera nascosto dalle sete che ricoprono le pareti della sala al piano terra, decorazioni che sono collocate nella fascia tra il soffitto a cassettoni e le finestre. Sono raffigurati soggetti marini dove spiccano coralli rosso mattone, e carpe dal corpo bianco puntinato e il muso scuro. Una pittura che rispecchia il gusto che Puccini aveva per i temi legati al Giappone e che si può osservare anche su alcuni dei suoi vasi e ceramiche. Fino a quando le è stato possibile, accoglieva personalmente i visitatori nella casa di Lucca e alla villa di Torre del Lago. Inoltre, le piaceva dedicarsi alla cura del giardino della villa. Morì nell’anno 2017.

La regata.

La gara velica non competitiva si è dunque abbinata alla conoscenza dei contesti ispiratori del Maestro, alla sua vita, le passioni e le opere. La partenza si è svolta davanti la casa museo del maestro con percorso in senso orario, prevalentemente di bolina a causa del vento che ruotava. Partenza unica per tutte le classi, dopo la prima boa si sono formati più gruppi di barche che seguivano bordi differenti fino a riunirsi in prossimità dell’arrivo. Lo specchio di acqua brillava sotto il sole e le Apuane ancora imbiancate dalla neve facevano da sfondo a questa bella giornata.

Veleggiando nelle acque calme per fare rientro al porticciolo, una volta ancora ho pensato alla bellezza intensa e potente del romanticismo Pucciniano, alle dolci melodie ricche di sensibilità e raffinatezza, intense e drammatiche, dalle quali emerge la sensualità sonora che Puccini componeva al pianoforte nel silenzio di Torre del Lago. Ciascuno di noi può apprezzare la profonda umanità e la complessità emotiva del suo lavoro.

Le barche in esposizione sono state numerose e di varie provenienze. Non potevano mancare i nostri Flying Junior, tra tutti il bellissimo e veloce Perseo Galetti del 1972 che fu di Carlo Maremmani, acquistato da Georges Loupakis e sempre di Galetti, Obelix ex Magoo II del 1975 della mia collezione. Tra le barche esposte la classe U “Nemo III “del 1938, proprietà Roberto Landucci, perfettamente conservata e vincitrice della sfida velica oltre che, come barca più votata da esperti e dal pubblico presente, premiata con il prestigioso premio “La fanciulla di Puccini”. Dal 1928 si disputarono i campionati nazionali della classe U e l’ultima edizione si svolse a Viareggio nel 1942.

Ottima l’accoglienza del Circolo Velico Torre del Lago per l’assistenza prestata ad ogni singolo equipaggio sia a terra che in acqua. Nessuno si è risparmiato mostrando capacità organizzativa ed esperienza, dagli istruttori di vela ai componenti della barca giuria ed assistenti sui gommoni, ma anche chi, da dietro le quinte, ha operato perché questa manifestazione coinvolgesse equipaggi, accompagnatori e pubblico presente. Ma ancor prima un plauso va fatto a chi ha pensato e scommesso su questo evento. Anche i Flying Junior Galetti hanno suscitato interesse e tra il pubblico in tanti si sono riconosciuti in questa imbarcazione o perché l’hanno posseduta da giovani o perché ne avevano un ricordo datato.

Dunque dal passato al presente, nella cornice unica del Lago di Massaciuccoli protagonista assoluto nel ricordo del Maestro Giacomo Puccini.

“L’ispirazione è un risveglio, una fuga da tutte le facoltà umane, e si manifesta in tutte le grandi conquiste artistiche” (G. Puccini)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

spot_img
spot_img

Gli Ultimi Articoli

spot_img
spot_img
spot_img