VEDERE IL VENTO

In un bellissimo film Totò fece questa domanda: “Ma se a Milano quando c’è la nebbia non si vede niente, come si fa a vedere che c’è la nebbia?”

Grandissimo Totò!!!

E noi velisti? come facciamo a vedere il vento?

Il vento non si vede anche quando la nebbia non c’è, ma per noi è fondamentale vederlo.

Nei corsi di vela di base ci hanno detto di guardare le bandiere, i windex, i filetti mostravento, l’orecchia dello spinnaker…. Ed è giusto iniziare da elementi che, essendo mossi dal vento, ne indicano la direzione o il flusso e lo rendo visibile.

Ma Straulino, per vincere le Olimpiadi, si allenava con la sua Star di notte, al buio.

Non aveva bisogno di vedere il vento, voleva sentirlo, percepire ogni piccola variazione generata da un passaggio sull’onda, da un rollio, da una accelerazione o da una frenata.

Si allenava di notte per affinare la sensibilità.

IL VENTO APPARENTE

Le barche vengono spinte dal vento reale, ma le vele si regolano in base al vento apparente che, come sappiamo, è la risultante tra la velocità del vento e la velocità della barca.

Prima di entrare nello specifico di questo articolo è opportuno ricordare, a beneficio di tutti, come si genera il vento apparente.

Per semplicità di narrazione immaginiamo di essere a bordo di una barca a motore che ha una velocità costante di 10 nodi e che naviga in una giornata in cui soffia un simpatico vento da nord di intensità pari a 10 nodi.

Per comprendere il disegno in figura 1 ci dobbiamo ricordare che il vento viene rappresentato da un vettore.

Figura 1

La lunghezza del vettore indica la velocità del vento, la freccia ne indica la direzione

Nell’esempio in figura 1, a bordo della barca in navigazione, si registrerà un vento apparente di direzione Nordest e velocità 13 nodi.

Se invece di una barca a motore si trattasse di una barca a vela, le vele dovranno essere regolate non in base ad un vento al traverso ma ad un vento a 45° rispetto alla prua.

Ora immaginiamo che con lo stesso vento reale da Nord di intensità 10 nodi la nostra barca, ancora diretta ad Est abbia invece una velocità di 5 nodi.

Figura 2

Dunque vediamo cosa è successo se la nostra barca, a parità di vento reale, ha diminuito fino a 5 nodi la sua velocità.

Il vento apparente registrato a bordo verrà da Nord-Nordest ed avrà una velocità pari ad 11 nodi.

Se si trattasse di una barca a vela le vele dovrebbero essere regolate in base ad un vento che proviene da 70° rispetto alla prua, quindi più lasche rispetto all’esempio precedente.

Quanto detto fin qui sarà già chiaro a moltissimi di voi, ma questo scritto si rivolge a quei prodieri non espertissimi che hanno voglia di rinfrescare il proprio bagaglio di conoscenze tecniche e che, forse, fino ad oggi si sono limitati ad agire in base all’esperienza piuttosto che alla conoscenza e che, sono sicuro, hanno tratto giovamento da questa premessa.

IL BORDEGGIO NEL LATO DI POPPA

Quando inizia il lato di poppa si dovrà decidere se navigare in fil di ruota o fare un bordeggio con dei laschi.

Le considerazioni che seguono sono di utilità pratica soprattutto durante il bordeggio al lasco, le variabili durante la navigazione nelle andature portanti sono tantissime, qui prenderemo in esame soltanto due di esse:

  1. La variazione di velocità del vento reale;
  2. La variazione di velocità della barca.

Queste due variabili incidono fortemente sulla regolazione dello spinnaker quando si naviga al lasco, Navigando in poppa entrambe le variazioni non comportano infatti un cambiamento della direzione del vento apparente ma soltanto sulla sua intensità.

L’ORECCHIA DELLO SPINNAKER

La prima volta che abbiamo provato a regolare lo spinnaker, dopo aver orientato nel modo corretto il tangone, ci hanno spiegato che per verificare che lo spinnaker sia regolato bene è necessario lascare fin quando non si forma una piccola orecchia sulla balumina di ingresso e poi cazzarlo leggermente.

Questo è giusto! Però serve a chi comincia, dopo un po’ si dovrebbe acquisire una sensibilità tale da renderci capaci di vedere la corretta regolazione senza arrivare alla formazione della famigerata orecchia.

L’orecchia, se da un lato ci consente di capire se lo spinnaker è regolato bene, dall’altro genera instabilità della vela, instabilità che può comportare lo sgonfiamento dello spinnaker se il vento apparente gira un po’ verso prua e provocare una frenata proprio nel momento in cui si potrebbe approfittare di un’onda per far partire la barca in surf.

E poi provate a guardare le foto di regate di livello. Avete mai visto uno spinnaker con l’orecchia sulla balumina di ingresso?

PLANARE E SURFARE

Una barca plana quando, grazie ad un aumento del vento reale, aumenta la propria velocità oltre la velocità di carena.

Una barca surfa quando, grazie ad un’onda che sopraggiunge da poppa, riesce ad aumentare la propria velocità oltre la velocità di carena.

Entrambe le situazioni, comportando un forte aumento di velocità, vanno cercate e gestite al meglio durante la navigazione al lasco.

La regolazione dello spinnaker in queste due situazioni è molto diversa, direi esattamente opposta.

Per semplicità di trattazione ipotizziamo che la direzione del vento reale e la rotta seguita dalla barca restino costanti.

E sempre per semplicità di trattazione rinviamo ad un altro momento l’analisi di quello che dovrebbe fare il timoniere.

E’ evidente che i risultati migliori si avranno quando c’è intesa, armonia e sincronismo tra i membri dell’equipaggio.

Nei punti che seguono verranno trattate solo le azioni che il prodiere deve fare sulla scotta e sul braccio dello spinnaker.

E’ solo una prima analisi, ma la ritengo essenziale.

SURFARE SULL’ONDA

Ricordiamoci che stiamo facendo una simulazione che si basa su due costanti fisse: la direzione del vento e la rotta della barca.

Mantenendo ferme questi due elementi, vediamo cosa succede se la barca accelera a causa del sopraggiungere di un’onda da poppa.

Figura 3
Figura 4

Quindi, mantenendo costanti la direzione e l’intensità del vento reale e la rotta della barca, l’inizio di una surfata sull’onda provoca un’immediata rotazione verso prua e diminuzione di velocità del vento apparente.

Quindi, al fine di mantenere pressione sullo spinnaker, è necessario strallare il tangone e cazzare la scotta.

Se non lo si fa tempestivamente, lo spinnaker si sgonfia e l’onda passa senza farci guadagnare niente.

Questa azione deve essere fatta all’inizio della surfata, quando si sente l’onda che fa alzare la poppa.

Non bisogna aspettare che la nostra fantastica orecchia si mangi mezzo spinnaker; a quel punto è troppo tardi!

Dopo aver metabolizzato questo concetto si può cominciare a parlare di come mantenere la surfata il più a lungo possibile.

Qui diventa determinante l’affiatamento dell’equipaggio.

Appena arriva l’onda il prodiere stralla il tangone e cazza la scotta, poi da’ una bella schienata per fare puggiare la barca e quadra bruscamente.

Questa pompata è legittima ma ricordatevi che fin quando si resta sulla stessa onda non se ne può fare un’altra (quindi va fatta bene!).

Se l’operazione riesce e la barca parte in surf sarà il timoniere che cercherà di restare sull’onda orzando o puggiando ed è fondamentale che il prodiere lo segua strallando e quadrando all’occorrenza.

Quando la surfata finisce, la barca avrà una brusca frenata, il vento apparente salterà a poppa aumentando di velocità ed il bravo prodiere sarà tempestivo quadrando il tangone e lascando la scotta.

Dunque la regola è:

accelerazione – strallare
frenata – quadrare

come si fa ad affinare questa sensibilità?

C’è solo un modo:

andare in acqua tute le volte che ci sono le onde e un buon vento!

Ed eseguire fin quando le braccia e le gambe lo consentono lo stesso allenamento:

arriva l’onda – strallare – schienare – pompata – surfare!

(e qui vorrei tornare ad avere vent’anni per non stancarmi mai di fare questo bellissimo gioco!)

Campionato Europeo 2010 – Muiden (Olanda)

PLANARE SOTTO RAFFICA

La barca potrà superare la propria velocità di carena non solo per l’azione delle onde, ma anche per effetto di raffiche che aumentano l’intensità del vento.

Ovviamente la barca può planare anche in condizioni di vento costante e forte, ma non è questo l’oggetto del presente scritto, qui si discute di come utilizzare quell’aiutino che ci può dare una raffica per far planare la barca anche quando il vento non è sufficiente per garantire la planata continua.

Figura 5
Figura 6

Quindi, mantenendo costanti la direzione del vento reale e la rotta della barca, l’arrivo di una raffica provoca un’immediata rotazione verso poppa e aumento di velocità del vento apparente.

Per mantenere pressione sullo spinnaker è quindi necessario quadrare il tangone e lascare la scotta.

Questo nel momento in cui la raffica arriva e l’inerzia della barca non le fa aumentare istantaneamente la velocità.

In questo esatto momento per avere la massima potenza dallo spinnaker è necessario regolarlo nel modo anzidetto.

Se questa operazione ha l’effetto di far partire la barca in planata, il vento apparente ruoterà bruscamente verso prua e diminuirà di intensità.

Sarà quindi necessario strallare di nuovo il tangone e cazzare la scotta.

Quando la planata finisce si riscontrerà una nuova rotazione a poppa del vento apparente e sarà necessario quadrare il tangone e lascare la scotta.

Tutto ciò vale se il rinforzo di vento dovuto all’arrivo della raffica proviene dalla stessa direzione che aveva il vento reale prima della raffica.

Però dovete ricordare che la raffica normalmente non è rettilinea, non confondiamo la raffica con l’aumento del vento.

La raffica dura poco e la possiamo rappresentare come una enorme mano che si apre sull’acqua, con le dita che indicano la direzione del vento.

Quindi nei punti A e C indicati in figura 7 la raffica arriverà con direzioni diverse, e questo spiega il perché di tante scuffie.

Figura 7

E qui c’è poco da fare, non aiutano ne il segnavento ne, tantomeno, la famigerata orecchia dello spinnaker.

C’è solo uno strumento che ci può aiutare ed è l’occhio!

Per utilizzarla e non subirla, la raffica va individuata prima che ci investa!

Questo lo si può fare solo in un modo, imparando a guardare l’acqua dietro di noi.

CONCLUSIONI

Dunque….

Il prodiere principiante, per capire se la vela sia regolata bene, ha bisogno di vedere formarsi una piccola orecchia sul lato di ingresso dello spinnaker.

Questo perché una vela troppo cazzata non da segnali visivi immediatamente percepibili mentre una vela troppo lasca si… (questo vale per tutte le vele – la regola per chi impara è: nel dubbio lasca!)

Ricordiamoci però che se vediamo l’orecchia è perché la vela è troppo lasca, dunque regolata male!!!

E allora, da domani, quando scendiamo in acqua per allenarci togliamo tutti i segnavento dalla barca e guardiamo con più attenzione l’acqua!!!!

Aumentiamo la comunicazione tra timoniere e prodiere curando il sincronismo di ogni azione.

Cerchiamo di prevedere ogni variazione del vento apparente in modo da non essere in ritardo con la nostra azione sulle scotte.

Il bello del nostro sport è proprio l’incredibile quantità di variabili che bisogna conoscere e controllare.

BUON VENTO FJ SAILORS ! ! !

Roma, 12 Maggio 2019
Santi Marino

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.